27 agosto 2016

Glifosate, questo sconosciuto (?)

Contraddizioni e sviluppi futuri per il diserbante sotto inchiesta

Ultimamente si fa un gran parlare di questo fantomatico principio attivo, il glifosate, utilizzato nella lotta alle erbe infestanti, per via della notizia diramata giorni fa sulla presenza in percentuali elevate di questo principio attivo all’interno delle più famose birre tedesche in circolazione.

Anche il governo italiano, tramite il suo ministro alle politiche agricole, ha dichiarato la propria contrarietà alla riconferma delle future autorizzazioni da concedere a questo principio attivo.

Ma cos’è e a cosa serve il Glifosate acido?

Diserbante Roundup bioflow glifosate

Brevettato dalla Monsanto, e commercializzato a partire dagli anni ’70 , questo principio attivo è stato utilizzato in praticamente ogni campo dell’agricoltura moderna, come strumento di controllo delle erbe infestanti, grazie alla sua “sistemia” (assorbimento e circolazione all’interno della pianta).

La caratteristica principale del glifosate è quella di essere assorbito dalla pianta, che verrà seccata dalla cima della foglia più alta, fino alla  punta della radice più profonda, eliminando quindi ogni possibilità di rivegetazione della stessa. Inoltre l’assorbimento per via esclusivamente fogliare permette di evitare il danneggiamento accidentale delle colture da proteggere, vista la velocissima evaporazione del prodotto  sul terreno e dell’impossibilità di essere assorbito per via radicale dalle piante.

Nuovi studi però, tra cui in particolare quello svolto dall’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS (Iarc) hanno etichettato il principio attivo come “probabilmente cancerogeno”, e unendo questi studi alle notizie sulla presenza del principio attivo all’interno delle birre bevute in tutto il mondo, il terremoto mediatico è servito.

Da parte del governo vi è stata un immediata reazione atta a limitare l’utilizzo del principio attivo in aree verdi pubbliche (asili, giardini comunali e parchi, e simili) e in pre raccolta per l’ottimizzazione del raccolto e della trebbiatura in agricoltura, inserendo inoltre come prescrizione supplementare in etichetta:

in caso di utilizzo non agricolo divieto, ai fini della protezione delle acque sotterranee, dell’uso non agricolo su: suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’ 80%; aree vulnerabili e zone di rispetto, di cui all’art.93, comma 1 e all’art.94, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.

L’ultima azione in ordine di tempo è stata la rettiica del 16/08  a seguito di comunicazioni pervenute alla Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione da aziende citate nell’allegato al decreto in merito alla presenza e/o all’assenza, nella composizione di alcuni prodotti fitosanitari in esso indicati, del coformulante ammina di sego polietossilata.

La nostra opinione a riguardo è che, nonostante il settore sia abituato ai continui ed improvvisi cambi di direzione a livello legislativo delle autorizzazioni all’utilizzo e alla vendita, in questo specifico caso la sostituzione che dovrà avvenire per questo tipo di prodotti sarà più complicata del solito, essendo il principio attivo utilizzato in modo massivo sia in campo agricolo che privato/pubblico.

La natura sistemica del prodotto in se che lo rende estremamente efficace per la lotta agli infestanti, è anche ciò che lo rende incompatibile con gli standard attuali e futuri per l’agricoltura biologica, e le alternative bio a questo diserbante risultano al momento un palliativo, confrontandolo con la conclamata efficacia del glifosate.

Link al decreto revoca: http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2016&codLeg=55619&parte=1%20&serie=null

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