16 Luglio 2026

Il mal dell’esca della vite: come prevenire i collassi estivi con una moderna strategia di difesa

Tra le malattie che possono compromettere la longevità di un vigneto, il mal dell’esca è sicuramente una delle più insidiose. Il motivo è semplice: può svilupparsi lentamente per anni senza dare segnali evidenti e manifestarsi all’improvviso proprio nel momento in cui la vite è chiamata a sostenere il maggiore sforzo vegetativo. È durante l’estate, infatti, che molte piante apparentemente sane possono andare incontro a un improvviso collasso, con conseguenze importanti sia dal punto di vista produttivo sia economico.

A differenza di altre patologie, il mal dell’esca non può essere risolto quando la pianta è ormai gravemente compromessa. Per questo motivo la prevenzione rappresenta oggi l’arma più efficace.

Una corretta gestione della potatura, la protezione tempestiva delle ferite e l’impiego di microrganismi antagonisti consentono di ridurre in modo significativo il rischio di infezione e preservare la produttività del vigneto nel tempo.

Una malattia del legno che agisce lentamente

Il mal dell’esca è una patologia complessa causata da un insieme di funghi che colonizzano progressivamente i tessuti interni della vite. Una volta penetrati nel legno, questi microrganismi iniziano a degradarne la struttura, alterando il sistema vascolare della pianta e riducendo la capacità di trasportare acqua e sostanze nutritive.

L’evoluzione della malattia è generalmente lenta. Per diversi anni la vite può continuare a vegetare senza mostrare sintomi evidenti, mentre il processo di degradazione procede all’interno del tronco e delle branche. Proprio questa fase silente rende il mal dell’esca particolarmente difficile da individuare nelle prime fasi.

Quando il danno raggiunge un livello importante, basta una condizione di forte stress, come le elevate temperature estive, perché la pianta manifesti improvvisamente tutti i sintomi della malattia.

I sintomi che compaiono durante l’estate

È proprio nei mesi più caldi che il mal dell’esca diventa riconoscibile. L’aumento della richiesta idrica della pianta mette in evidenza le difficoltà del sistema vascolare ormai compromesso.

Uno dei segnali più caratteristici è il cosiddetto collasso improvviso. Una vite che fino al giorno precedente appariva perfettamente normale può andare incontro, nell’arco di poche ore, a un rapido appassimento della vegetazione, seguito dal disseccamento di uno o più tralci o, nei casi più gravi, dell’intera pianta.

Accanto a questi fenomeni si osservano spesso le tipiche foglie tigrate, caratterizzate da decolorazioni internervali che rappresentano uno dei sintomi più riconoscibili della malattia. Con il passare del tempo diminuisce anche la capacità produttiva del vigneto, sia per quantità sia per qualità dell’uva raccolta.

Le ferite di potatura sono la principale porta d’ingresso

I funghi responsabili del mal dell’esca penetrano quasi sempre attraverso le ferite presenti sul legno. Per questo motivo ogni operazione che provoca un taglio rappresenta un potenziale punto di ingresso del patogeno.

Le principali vie di infezione sono i tagli della potatura invernale, gli interventi di potatura verde, le microferite provocate dagli attrezzi, i danni causati dal vento, dalle grandinate o dalla rottura accidentale dei tralci. Ogni lesione espone temporaneamente i tessuti interni della vite, creando le condizioni favorevoli per l’insediamento dei funghi.

Per questo motivo la protezione delle ferite non dovrebbe essere considerata un intervento accessorio, ma una parte integrante della gestione sanitaria del vigneto.

I vigneti meccanizzati richiedono ancora più attenzione

La diffusione della potatura meccanica ha consentito di ridurre notevolmente tempi e costi di lavorazione, soprattutto nei vigneti di grandi dimensioni. Tuttavia questa tecnica comporta inevitabilmente la produzione di un elevato numero di piccoli tagli distribuiti sulla vegetazione.

Ognuna di queste microferite può trasformarsi in una porta d’ingresso per i funghi responsabili del mal dell’esca se non viene adeguatamente protetta. Di conseguenza, proprio nei vigneti meccanizzati diventa ancora più importante adottare una strategia preventiva che riduca il rischio di infezione fin dalle prime fasi.

Il Trichoderma: una difesa biologica preventiva

Negli ultimi anni uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione del mal dell’esca è rappresentato dai funghi antagonisti appartenenti al genere Trichoderma.

Questi microrganismi benefici colonizzano rapidamente la superficie delle ferite di potatura, occupando lo spazio disponibile prima dei funghi patogeni. In questo modo competono sia per i nutrienti sia per la superficie di insediamento, limitando la possibilità che gli agenti responsabili del mal dell’esca riescano a penetrare all’interno del legno.

Tra le soluzioni oggi disponibili rientra Remedier®, formulato a base di Trichoderma asperellum e Trichoderma gamsii. Si tratta di un fungicida biologico antagonista che non svolge un’azione curativa sulle piante già compromesse, ma agisce in modo preventivo, favorendo la colonizzazione delle superfici di taglio da parte dei microrganismi utili prima dell’arrivo dei patogeni.

Il momento dell’intervento è determinante

Come per molte strategie preventive, anche nel caso del Trichoderma il tempismo fa la differenza.

Il periodo più importante coincide con la potatura invernale, quando i tagli di maggiori dimensioni rappresentano la principale via di ingresso dei funghi. Tuttavia la protezione risulta utile anche dopo la potatura verde, poiché anche le ferite estive possono essere colonizzate dagli agenti patogeni.

Particolare attenzione deve essere riservata agli eventi atmosferici intensi. Una grandinata, ad esempio, può provocare migliaia di microlesioni distribuite sulla vegetazione e sul legno. In queste situazioni è consigliabile intervenire il prima possibile, così da permettere al Trichoderma di colonizzare rapidamente le ferite prima che vengano raggiunte dai funghi responsabili del mal dell’esca.

Una buona potatura riduce il rischio di infezione

La prevenzione passa anche dalla qualità degli interventi di potatura. Una tecnica corretta consente infatti di limitare il numero e la dimensione delle ferite, riducendo le possibilità di ingresso dei patogeni.

È importante eseguire tagli netti e puliti, evitare lesioni inutilmente estese, rispettare il naturale flusso linfatico della pianta ed eliminare il legno morto quando presente. Allo stesso tempo, quando si interviene su viti fortemente sintomatiche, è buona pratica disinfettare gli attrezzi prima di passare alle piante sane, limitando così il rischio di diffusione della malattia all’interno del vigneto.

Una potatura ben eseguita non elimina il problema, ma rappresenta uno dei primi strumenti di prevenzione a disposizione del viticoltore.

La prevenzione resta la scelta più efficace

Poiché non esistono trattamenti realmente risolutivi per una vite ormai gravemente colpita dal mal dell’esca, tutta la gestione della malattia deve essere orientata alla prevenzione.

Una strategia efficace nasce dall’integrazione di più pratiche: una potatura eseguita correttamente, la protezione tempestiva delle ferite mediante funghi antagonisti, come il Trichoderma, il monitoraggio costante del vigneto e interventi rapidi dopo eventi atmosferici che possono creare nuove vie di infezione. Quando necessario, anche il risanamento o l’eliminazione delle piante ormai compromesse contribuisce a limitare la diffusione del problema.

Investire nella prevenzione significa proteggere il patrimonio viticolo nel lungo periodo. Ridurre il rischio di infezione oggi permette di preservare la produttività del vigneto negli anni futuri, mantenendo piante più sane, longeve e in grado di affrontare con maggiore efficacia gli stress della stagione estiva.

Tags:

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.